L’apostolato eucaristico nella spiritualità sacerdotale di Teresa Musco – Di Antonio Tubiello
Morire con Cristo in Croce, per risorgere con Lui, diviene realtà per ogni credente e, particolarmente, per ogni sacerdote nel santo sacrificio della Messa che, secondo la fede, è il rinnovarsi del sacrificio della Croce. Per chi lo celebra con viva fede o vi prende parte, per lui e in lui, avviene quanto avvenne sul Golgota. [1]
L’eucaristia è ripresentazione attuale dell’offerta salvifica, è solenne oblazione del sacrificio di Cristo che si rinnova nel sacramento, generando frutti di comunione d’amore. Ma tale mistero non è un atto chiuso, esso associa a sé il credente: Cristo muore in Croce e in lui si donano (ovvero muoiono) coloro che prendono parte a tale sacrificio.
«Nel donare alla Chiesa il suo sacrificio, Cristo ha altresì voluto fare suo il sacrificio spirituale della Chiesa, chiamata ad offrire, col sacrificio di Cristo, anche se stessa. Ce lo insegna, per quanto riguarda tutti i fedeli, il Concilio Vaticano II: «Partecipando al Sacrificio eucaristico, fonte e apice di tutta la vita cristiana, offrono a Dio la Vittima divina e se stessi con essa» (Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen gentium, 11)». [2]
I credenti sono chiamati ad offrire se stessi, a diventare partecipi di quel sommo ed estremo sacrificio del Verbo incarnato sulla Croce. I fedeli attraverso il sacerdote celebrante offrono a Dio il corpo e il sangue di Cristo Signore ed in quell’offerta donano se stessi, diventano in un certo senso dono in quello che donano. La comunità ecclesiale, che offre quel sacrificio, non è indifferente a quanto dona al Padre: i fedeli diventano parte di quel sacrificio, quando sanno donare in quel sacrificio perenne i propri sacrifici. L’eucaristia è la presenza di Cristo sotto le apparenze del pane e del vino; quanto più il cristiano, mediante la partecipazione attiva all’eucaristia e soprattutto mediante la comunione, entra nella comunità ecclesiale santificante, tanto più egli viene personalmente introdotto come membro del sacrificio della Croce di Cristo. Nell’azione che il sacerdote compie come rappresentante di Cristo, che è l’offerente principale, azione con la quale rende presente Cristo come vittima, il sacrificio stesso di Cristo ha raggiunto un aspetto ecclesiale: Cristo ha voluto l’eucaristia nella Chiesa ed attraverso la Chiesa, e soltanto quando l’uomo partecipa a questa comunità sacrificale della Chiesa, soltanto allora egli riceve la grazia, come vero e proprio effetto di questo sacramento. L’aspetto ecclesiale dell’Eucaristia è quindi la partecipazione più intima a quello che la Chiesa è essenzialmente: offerente e vittima con Cristo, del sacrificio eterno del Calvario. [3]
«Cristo Signore, pontefice assunto tra gli uomini (cf. Ebr 5, 1-5), fece del nuovo popolo «un regno e dei sacerdoti per Dio, suo Padre» (Ap 1, 6; cf. 5, 9-10). Infatti, per la rigenerazione e l’unzione dello Spirito santo i battezzati vengono consacrati a formare una dimora spirituale e un sacerdozio santo, per offrire, mediante tutte le opere del cristiano, spirituali sacrifici, e far conoscere i prodigi di colui, che dalle tenebre li chiamò all’ammirabile sua luce (cf. 1 Pt 2, 4-10). Tutti quindi i discepoli di Cristo, perseverando nella preghiera e lodando insieme Dio (cf. Atti 2, 42-47), offrano se stessi come vittima viva, santa, gradito a Dio (cf. Rom 12, 1), rendano dovunque testimonianza a Cristo e, a chi la richieda, rendano ragione della speranza che è in loro della vita eterna (cf. 1 Pt 3, 15)». [4]
La missione salvifica di Cristo ha un preciso carattere differenziale rispetto a quelle tradizioni religiose, basate per lo più su una netta demarcazione tra ceto sacerdotale e popolo dei seguaci. Essa non costituisce una classe sacerdotale separata, un’oligarchia dal sacro carattere di livello trascendente rispetto ad un popolo credente; ma trasforma l’intera comunità di fedeli in una nazione santa ovvero in un popolo sacerdotale. Il sacerdozio non è appannaggio esclusivo, prerogativa di un gruppo elitario, ma diventa una vocazione e un carattere comune, del quale partecipano tutti i battezzati. Senza per questo rimuovere il sacerdozio ministeriale, che conserva il suo significato sacramentale istituito da Cristo, il sacerdozio comune rappresenta una delle più considerevoli novità dell’opera redentiva di Gesù Cristo [5]. Incorporando a sé i battezzati nell’atto di consacrazione e comunicando nel sacrifico eucaristico la vita stessa divina, Cristo dona ad ogni credente la grazia santificante. In tale sacrificio entrano le singole offerte spirituali dei fedeli, acquistandone un valore partecipativo, cosicché i sacrifici diventano germogli di grazie abbondanti, per le quali i cristiani rendono testimonianza alla salvezza di Cristo, fondata sulla contemplazione attiva della speranza nella vita eterna [6].
«La croce è l’unico sacrificio di Cristo, che è il solo «mediatore tra Dio e gli uomini» (1 Tm 2, 5). Ma, poiché nella sua Persona divina incarnata, «si è unito in certo modo ad ogni uomo», egli offre «a tutti la possibilità di venire in contatto, nel modo che Dio conosce, con il mistero pasquale» (CONC. ECUM. VAT. II, Gaudium et spes, 22). Egli chiama i suoi discepoli a prendere la loro croce e seguirlo (cf. Mt 16, 24), poiché patì per noi, lasciandoci un esempio, perché ne seguiamo le orme (cf. 1 Pt 2, 21). Infatti egli vuole associare al suo sacrificio redentore quegli stessi che sono i primi beneficiari (cf. Mc 10, 39; Gv 21, 18-19; Col 1, 24). Ciò si compie in maniera eminente per sa Madre, associata più intima-mente di qualsiasi altro al mistero della sua sofferenza redentrice (cf. Lc 2, 35)» [7].
[1] Cf. E. Stein, Scientia Crucis, Edizioni OCD, Roma 2002, 20.
[2] Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia. Lettera enciclica sull’Eucaristia nel suo rapporto con la Chiesa, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2003, n. 13, 18.
[3] Cf. R. Masi, Cristo, la Chiesa, i Sacramenti, Edizioni Paoline, Roma 1968, 320-322.
[4] Costituzione Dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium, 10.
[5] «Mentre il sacerdozio comune dei fedeli si realizza nello sviluppo della grazia battesimale – vita di fede, di speranza e di carità, vita secondo lo Spirito – il sacerdozio ministeriale è al servizio del sacerdozio comune, è relativo allo sviluppo della grazia battesimale di tutti i cristiani. È uno dei mezzi con i quali Cristo continua a costruire e a guidare la sua Chiesa. Proprio per questo motivo viene trasmesso mediante un sacramento specifico, il sacramento dell’Ordine» (Catechismo della Chiesa cattolica, 1547).
Continua…



