Postfazione
A una persona che, vedendolo curvo e dolorante, gli disse: “Voi soffrite tanto perché avete avuto la divina imprudenza di offrirvi vittima non solo per la Chiesa e per l’Italia, ma per tutta l’umanità”, padre Pio prontamente replicò, con la sua caustica ironia: “Beh, uno scemo ci voleva pure!”. E a monsignor Giuseppe Del Ton, che gli chiedeva in che cosa consistesse il “farsi santo”, sintetizzò: “Fare del bene e ricevere bastonate”.
Leggendo le pagine della biografia di Teresa Musco mi sono più volte tornati alla mente questi due aneddoti del santo cappuccino, anch’egli stimmatizzato e continuamente provato dalle sofferenze fisiche e morali (nonché più volte apparso in bilocazione alla ragazza). D0’altronte il 1° gennaio 1975, Teresa vergò sul proprio diario un’esplicita convalida: Tu, dolce Sposo, come hai potuto, fra tanti, scegliere proprio me, indegna? Ti diverti a vedermi così scema?” E Gesù le fornì interiormente la risposta: “Figlia mia, non temere! Sono gli scemi quelli che Io vado cercando. Ti ho scelto per questo”.
Indubbiamente, nel mondo attuale tutto indirizzato alla ricerca del piacere e della soddisfazione personale in ogni campo, l’avventura umana della mistica casertana risulterà a tanti incomprensibile e desueta. Parole come “sacrificio” e “vittima” sembrerebbero retaggio di un ascetismo medievale e oscurantista, non più in sintonia con la sensibilità ecclesiale del Terzo Millennio.
E invece – proprio da questa apparente paradosso scaturisce la forza positiva del racconto di padre Gabriele Roschini. Un sacerdote, uno studioso, un esperto di spiritualità che non si può certamente accusare di devozionismo, come documentano la qualità e la serietà dei suoi lavori e l’inoppugnabile documentazione da lui raccolta e presentata ogni qualvolta si sia occcupato di luminose figure di santità, come è il caso Teresa Musco.
Una vicenda, a tal punto sconcertante, a viste umane, da mantenere ancor oggi – a quasi quarant’anni dalla morte della donna – la Congregazione per la dottrina della fede e la Congregazione delle cause dei santi nell’ostinato rifiuto del nulla osta necessario per l’avvio della inchiesta diocesana sulla vita e le virtù di Teresa. E questo, nonostante le positive sollecitazione della Conferenza episcopale campana, che ha anche fornito ampi chiarimenti su un comunicato dove, nel 1982, venivano denunciati alcuni rischi di fanatismo e di speculazioni economiche attorno alla memoria della mistica, definita nel contempo a chiare lettere “donna esemplare e degna di ogni rispetto”.
Sembra un po’ la fotocopia delle vicissitudini di Faustina Kowalska, anch’ella morta esattamente a trentatrè anni, per la quale nel 1959 il Sant’Offizio proibì “la diffusione delle immagini e degli scritti che presentano la devozione della Divina Misericordia nelle forme proposte dalla medesima suor Faustina”. Pero poi, in solo dieci anni (fra il 1993 e il 2003), la suora è stata beatificata e canonizzata, mentre la festa della Divina Misericordia ha visto l’inserimento nel calendario liturgico con la dotazione perfino dell’indulgenza plenaria.
La riedizione, quanto mai opportuna, della biografia di Tersa Musco possa dunque rappresentare il grimaldello per scardinare le arrugginite serrature della burocrazia ecclesiastica. E che Dio conceda a tutti i lettori di questo libro la grazia di riconoscere in Tersa Musco “il parafulmine dei nostri peccati”, secondo la felice ispirazione dell’ispettore scolastico che nel 1955 si recò a far visita alla piccola inferma.
Un’umile creatura scelta personalmente da Gesù “come abisso di indegnità e di ignoranza, per realizzare il il mio grande progetto, affinché, piccola mia, tutto sia fatto da Me”.
Saverio Gaeta

Titolo:
Teresa Musco. Mistica del XX secolo
di:
Gabriele M. Roschini
Editore:
Ancora Editrice Milano
Pagine:
304
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