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Fondazione Teresa Musco per il trionfo
del Cuore Immacolato e Addolorato di Maria – ETS

La Mistica del Sangue di Gesù in Teresa Musco alla luce della teologia dei santi

Morta a Caserta nel 1976 all’età di 33 anni, Teresa Musco è un’autentica mistica della Passione Redentrice di Gesù. In lei, come in santa Caterina da Siena, c’è un riferimento privilegiato al grande simbolo corporeo del Sangue del Salvatore, sparso sulla Croce per la salvezza di tutti gli uomini e dato alla Chiesa nell’Eucaristia.

            Devo dire che è stata per me una grazia avvicinarmi alla bella anima di Teresa, prima attraverso la testimonianza del Dottor Franco Guarino e di sua moglie Lucia De Pascale, che erano tra le persone più vicine a Teresa, e che sono diventati i miei cari amici, insieme a Don Franco Amico, fratello spirituale di Teresa[1].  Poi, mi sono avvicinato alle fonti scritte che sono principalmente il Diario di Teresa e le due biografie scritte da P. Gabriele Maria Roschini O.S.M. nel 1977[2], e da Don Giuseppe Borra S.D.B. nel 1986[3].

            La mia intenzione, in questo breve studio, è di proporre alcune chiavi per una giusta valutazione teologica dell’esperienza mistica di Teresa, considerando prima il grande valore di queste due biografie, e poi vedendo Teresa stessa nel “girotondo dei santi”, cioè nella sua vicinanza spirituale con alcune sante che hanno vissuto in profondità lo stesso Mistero della Passione Redentrice di Gesù.

  I due biografi di Teresa: Padre Roschini e Don Borra

            I libri di P. Roschini e di Don Borra su Teresa Musco sono fondamentali e perfettamente complementari.  Il libro di P. Roschini è l’opera di un grande teologo, mentre il libro di Don Borra è la testimonianza del Padre Spirituale. Per tutti e due, si tratta dell’ultimo libro, il punto di arrivo, scritto poco prima della morte. Sono due eccellenti sacerdoti religiosi, eminenti direttori di anime. P. Roschini era stato padre spirituale della beata Cecilia Eusepi all’inizio della sua vita sacerdotale, e poi alla fine, fu testimone e biografo di Teresa Musco. Don Borra fu prima testimone e biografo della mistica Vera Grita, e alla fine padre spirituale di Teresa e suo biografo.

 – P. Gabriele Maria Roschini O.S.M. (1900-1977)

             Il libro di P. Roschini ha un valore eccezionale da molti punti di vista. Anzitutto è l’opera di un testimone che ha conosciuto e incontrato personalmente Teresa[4]. E’ anche l’ultimo libro e come il testamento teologico e spirituale di questo eminente teologo e maestro di vita spirituale, finito pochi mesi prima della sua morte, nel 1977.

            Nato nel 1900, entrato nell’Ordine dei Servi di Maria nel 1918, P. Roschini ha dedicato tutta la sua vita al servizio del Signore e della sua Chiesa come sacerdote e teologo. E’ stato per molti anni Consultore della Congregazione della Dottrina della Fede e della Congregazione per le Cause dei Santi. In modo speciale, è stato un grande maestro nel campo della mariologia prima, durante e dopo il Concilio Vaticano II.

            Considerando questa ultima relazione spirituale di P. Roschini con Teresa Musco, è importante ricordare la sua prima e determinante relazione spirituale con un’altra mistica, la beata Cecilia Eusepi (1910-1928). Ordinato sacerdote nel 1924, P. Roschini è diventato il padre spirituale della giovane Cecilia nel 1926, cioè nei due ultimi anni la sua vita, guidandola con sicurezza sul cammino della santità e chiedendole di scrivere la sua Autobiografia[5]. Egli stesso, nel 1931, scrive la biografia di Cecilia sotto il titolo: Storia di un giglio.  Il suo ultimo libro su Teresa Musco ci fa anche pensare all’ultimo libro del passionista Padre Germano (adesso venerabile) su santa Gemma Galgani[6].

            Nella sua prima edizione, il libro di P. Roschini su Teresa è un volume di 500 pagine, evidentemente scritto da un esperto per le Cause dei Santi, e così dovrebbe essere fondamentale per un futuro Processo di Beatificazione. Infatti, contiene già, in modo chiaro e ordinato, i principali ingredienti di una Positio. La prima parte contiene un’eccellente Biografia “ex documentis”, che cita continuamente l’abbondante Diario di Teresa, con precisione scientifica e rigorosa interpretazione teologica. La seconda parte presenta con la stessa precisione i fenomeni straordinari, includendo “l’analisi scientifica del sangue miracoloso”, che dimostra l’assenza di ogni forma d’inganno in questi fenomeni. La terza parte riunisce più di trenta testimonianze di persone che hanno conosciuto Teresa, con una breve aggiunta di lettere. Le tre prime testimonianze sono particolarmente importanti: Il Vescovo di Chiavari, Mons. Daniele Ferrari e i due sacerdoti spiritualmente più vicini a Teresa, lo stesso padre spirituale Don Borra, il sacerdote Franco Amico, suo fratello spirituale.  Con l’articolazione di queste tre parti, il libro di P. Roschini mette al suo posto giusto la considerazione dei fenomeni straordinari, che non è mai il primo posto (ciò che è invece la tendenza popolare, come si vede a proposito di Gemma e di P. Pio)[7]. Così, possiamo notare che questo libro mette già in luce gli elementi essenziali di una Causa di Beatificazione che sono l’eroicità delle virtù e la fama di santità.

          Riguardo all’irradiazione spirituale di Teresa, possiamo citare ciò che scrive lo stesso P. Roschini:

Durante la sua breve vita terrena, e in modo tutto particolare, negli otto anni di dimora a Caserta, Teresa esercitò un continuo e fecondo apostolato sia con l’esempio che con la parola. Da molte parti accorrevano a lei, ed ella aveva per tutti la parola giusta, una parola che conosceva le vie del cuore. Tra coloro che hanno avvicinato Teresa in soli otto mesi, dal 1°ottobre 1975 fino al luglio 1976, si notano una sessantina di Sacerdoti, una quarantina di Suore, e un numero imponente di semplici fedeli venuti da Roma (nove), da Latina (cinque), da Roccasecca dei Volsci (cinque), da Priverno (quattro), da Ponza (due), da Napoli (sessantacinque), da Frattamaggiore (dodici), da Pozzuoli (dieci), da Caserta (quattordici), da S. Maria Capua Vetere (trentaquattro), da Alife (otto), da Castelvolturno (sei), da Salerno (undici), da Benevento (trentasette), da Pontelandolfo (dodici), da S. Antonio Abate (quindici), da Castellammare di Stabia (sei), da Morolo (diciannove) e da molti altri paesi e città: 360 circa. Parecchi di essi hanno potuto constatare, coi propri occhi, i fenomeni straordinari verificatisi, quasi quotidianamente, nella casa di Teresa. Molti di essi, scossi da quei fenomeni, nonché dall’esempio  e dalla fervida parola di Teresa, hanno fatto ritorno alla fede, ai sacramenti, ad una vita cristiana o religiosa sempre più fervida (p. 234).

 Come l’abbiamo notato, P. Roschini inserisce nel suo libro la testimonianza di Don Borra Padre Spirituale di Teresa (p. 260-265).  Più tardi,  Don Borra farà riferimento al libro di P. Roschini quando scriverà la sua Biografia di Teresa (mettendolo al primo posto nella sua bibliografia). Questo fatto sottolinea la complementarità e la convergenza dei due libri.

– Don Giuseppe Borra S.D.B (1914-1987)

 Il salesiano Don Giuseppe Borra, nato nel 1914, è entrato molto giovane nella vita religiosa. Dopo aver ricevuto un’eccellente formazione teologica, è stato ordinato sacerdote nel 1942.  Nel 1954 fu eletto direttore, incarico che visse con l’animo di missionario pellegrinante nelle diverse ispettorie d’Italia: a Faenza (1954-1960), Alassio (1960-1966), a Lombriasco (1966-1968), a Caserta (1968-1974) e infine al “Don Bosco” di Roma (1982-1987), dopo una parentesi di alcuni anni al “Sacro Cuore” di Roma come preside e economo.

            Don Borra ha conosciuto Teresa quando era direttore dell’istituto salesiano di Caserta, ed è allora diventato il suo padre spirituale. Ma prima, quando era ancora a Lombriasco, aveva incontrato Vera Grita (1923-1969), una laica consacrata come cooperatrice salesiana, guidata spiritualmente dal salesiano Don Gabriello Zucconi. Nei due ultimi anni della sua vita, Vera vive una profonda esperienza mistica, tutta centrata sull’Eucaristia, che prende la forma di locuzioni interiori. Per obbedienza al padre spirituale, Vera scrive questi numerosi ed abbondati messaggi di Gesù Eucaristia, e li comunica anche allo stesso Don Borra.

            Per Don Borra, le due figure di Vera e di Teresa sono profondamente legate,  con degli accenti complementari: Vera sull’Eucaristia e Teresa sulla Passione di Gesù. Nel 1984, Don Borra scrive una breve biografia di Vera[8], e nel 1986, quella più lunga di Teresa, pubblicata con il permesso del suo Superiore Salesiano e l’imprimatur della Diocesi di Roma.

            Nelle prime pagine della sua biografia di Vera, Don Borra unisce in modo molto significativo Teresa e Vera, in relazione con alcuni santi più caratteristici del nostro tempo:

Mai come in questi tempi il Signore si è manifestato in rivelazioni particolari a tante anime, rivelazioni contenute nel messaggio evangelico ma rese attuali, fatte richiamo agli uomini di oggi. Da Lourdes a Fatima, dai segreti colloqui di anime prescelte alle realizzazioni di P. Pio, da Teresa Musco a Grita Vera.  

            Bernardetta Soubirous si affaccia nella storia della Chiesa con lo sguardo fisso alla Grotta di Massabielle in un colloquio con la Madre di Dio apparsale nel cuore dell’inverno. La Madonna teneva tra le mani la corona del Rosario, poggiava i piedi su un cespo di rose, sorrideva alla fanciulla in estasi inginocchiata tra i pruni ai margini di un ruscello di acqua diaccia, scalza e in procinto di attraversare la corrente. il tempo si era fermato, l’Eterno afferrava un’anima per invitare il mondo alla conversione.

            Strada sassosa, assolata vide una mamma e una bambina, Teresa Musco, trainare un rustico carrettino colmo di verdura: bisognava guadagnare il pane, a volte non sufficiente, per una numerosa famiglia. Strada di Calvario per trentatre anni per una somiglianza con il Divino Maestro, dalle estasi mistiche alle sofferenze della Passione, che si rinnovava nella fragili membra provate dalla fatica, nelle mani piagate dalle Stimmate, nel cuore sanguinante per eccesso di amore. Cosi Teresa Musco era testimone di un messaggio di sangue, un linguaggio tradotto nel detto evangelico: “ Non c’è amore più grande di quello di dare la vita per i propri fratelli” .

            Grita Vera, la confidente di Gesù, visse a Savona. I suoi “ messaggi” hanno il sapore del dialogo dell’anima con Dio, pieni di immediatezza e affettività. Gesù parla attraverso Vera alle anime dei nostri giorni invitandole alla pratica della vita cristiana e a ritornare a Dio attraverso l’amore in un momento in cui l’odio scatenato stava distruggendo le vite giovanili nei campi di concentramento e di sterminio. Grita Vera s’immola nel dolore e nella donazione totale all’amore, mentre padre Massimiliano Kolbe, per lo stesso amore, dona la vita per salvare un fratello[9].

            Esiste anche un diario inedito di Don Borra, ogni tanto citato da lui stesso nelle biografie pubblicate. Sarà sicuramente una fonte importante da esplorare per una conoscenza più profonda di Teresa Musco. Riguardo a Vera, la famiglia salesiana si è recentemente impegnata con una nuova pubblicazione dei suoi scritti, pensando anche ad aprire la sua Causa di beatificazione[10].  

II/ Teresa nel “girotondo dei santi”

       Conviene adesso allargare la prospettiva considerando l’esperienza di Teresa Musco nel grande spazio della teologia dei santi. Dall’inizio della mia vita al Carmelo, 50 anni fa, non ho smesso di esplorare questo immenso spazio ecclesiale della santità, alla luce del Concilio Vaticano II. I due capitoli della Lumen Gentium sulla vocazione universale alla santità (V) e su Maria nel Mistero di Cristo e della Chiesa (VIII) sono stati come i due “fari” che hanno illuminato il mio cammino di vita e di pensiero come sacerdote carmelitano, docente di teologia dogmatica e spirituale,  e anche come consultore per le Cause dei Santi.

            Nel 2011, ho avuto la grande grazia di predicare gli Esercizi Spirituali per Benedetto XVI e la Curia Romana su questo tema della santità. L’icona di questi esercizi era il girotondo dei santi, dipinto dal beato fra’ Angelico[11]. In questo girotondo, nel quale i santi si danno la mano e ci danno la mano, Teresa Musco mi sembra vicina alle sante Caterina da Siena, Teresa di Lisieux, Gemma Galgani[12].

– Mistica del sangue e teologia della Redenzione

            I Santi non hanno mai smesso di contemplare la Passione Redentrice di Gesù nella fede, la speranza e l’amore: fede nel suo Sacrificio, speranza della salvezza per se stessi e per tutti gli altri, amore verso il Redentore e tutti gli uomini redenti dal suo Sangue.

            Di questa teologia dei santi, ci sono due versanti inseparabili, secondo le parole di Benedetto XVI indirizzate a me alla fine degli Lei ci ha inserito nel girotondo di questi Santi e ci ha mostrato che proprio i Santi “piccoli” sono i Santi “grandi”. Ci ha mostrato che la scientia fidei e la scientia amoris vanno insieme e si completano, che la ragione grande e il grande amore vanno insieme, anzi che il grande amore vede più della ragione sola” (Discorso del 19 marzo 2011).

            La scientia fidei (scienza della fede) è la modalità intellettuale della teologia dei santi, mentre la scientia amoris (scienza dell’amore) è la sua modalità mistica. Così Giovanni Paolo II aveva dichiarato Teresa di Lisieux Dottore della Chiesa come “esperta della scientia amoris” (Novo Millennio Ineunte, n. 42).  Caratterizzata dalla “grande ragione”, la scientia fidei è rappresentata dai santi intellettuali come sant’Anselmo e san Tommaso, Dottori della Chiesa, mentre la scientia amoris caratterizzata dal “grande amore” è rappresentata dalle sante mistiche come Caterina da Siena e Teresa di Lisieux, anch’esse Dottori della Chiesa.

            Queste due scienze sono inseparabili e perfettamente complementari. Così, per esprimere la stessa verità della Redenzione, cioè come la Passione di Gesù ci salva dai nostri peccati, San Tommaso usa, a partire dalla Sacra Scrittura, tutta una serie di concetti teologici: Merito, soddisfazione, redenzione, liberazione, riconciliazione, efficienza, sacrificio e sacerdozio (cf S.Th III q 48 e 49). Caterina da Siena dice tutto questo con una sola parola: Il Sangue! Come Dottore della Chiesa, Caterina è per eccellenza Dottore del Corpo e del Sangue di Cristo. Ed è lei che ci dà la grande chiave teologica per interpretare la presenza del sangue nei fenomeni mistici presenti nell’esperienza di Teresa Musco come negli altri santi stimmatizzati (Francesco d’Assisi, Veronica Giuliani, Gemma Galgani, Padre Pio, ecc…)[13].

            “Più eloquente di quello di Abele” (Eb 12, 24), il Sangue di Gesù sparso nella sua Passione Redentrice dice (o meglio: “grida”) allo stesso tempo la misericordia infinita di Dio e tutto il peso doloroso del peccato dell’uomo. Meglio che i concetti teologici, questo simbolo corporeo del sangue esprime insieme l’abbondanza del peccato e la sovrabbondanza dell’Amore (cf Rm 5, 20).

Caterina da Siena, Teresa di Lisieux e Gemma Galgani

            In tutte le opere di Caterina, c’è un riferimento continuo al Sangue di Gesù. Troviamo un ottimo riassunto della sua teologia del sangue nella sua grande Orazione XII, quando la santa dice a Gesù Crocifisso queste parole:

Hai mostrato nel tuo sangue l’amore: nel tuo sangue ne hai mostrata la misericordia e la larghezza tua. In questo sangue ancora hai mostrato quanto ti grava e pesa la colpa dell’uomo. In esso sangue hai lavata la faccia della sposa tua, ciò è dell’anima, con la quale ti sei unito per unione della natura divina nella nostra natura umana. In esso vestisti essa quando era spogliata, e con la morte tua le hai resa la vita[14].

 E’ proprio questa la voce del sangue di Gesù che sentiamo nell’esperienza e nella testimonianza di Teresa Musco, per dire agli uomini di oggi anzitutto la Misericordia Infinita del Redentore, e allo stesso tempo la gravità del peccato che lo ha fatto tanto soffrire e morire per noi.

            In Teresa di Lisieux, senza nessun fenomeno straordinario, troviamo la stessa profonda teologia del Sangue di Gesù nella sua Storia di un’anima, quando racconta la sua fondamentale e semplice esperienza mistica del Mistero della Redenzione durante la Messa, contemplando con fede, speranza e amore un’immagine di Gesù Crocifisso, vedendo soprattutto con gli occhi della fede il sangue di Gesù (mentre era invisibile sull’immagine):

Una Domenica guardando una immagine di Nostro Signore in Croce, fui colpita dal sangue che cadeva da una delle sue mani Divine, provai un grande dolore pensando che quel sangue cadeva a terra senza che nessuno si desse premura di raccoglierlo, e decisi di tenermi in spirito ai piedi della Croce per ricevere la rugiada Divina che ne sgorgava, comprendendo che avrei dovuto in seguito spargerla sulle anime… Anche il grido di Gesù sulla Croce mi riecheggiava continuamente nel cuore: “Ho sete !” Queste parole accendevano in me un ardore sconosciuto e vivissimo… Volevo dar da bere al mio Amato e io stessa mi sentivo divorata dalla sete delle anime… Non erano ancora le anime di sacerdoti che mi attiravano, ma quelle dei grandi peccatori, bruciavo dal desiderio di strapparli alle fiamme eterne[15].

            Teresa di Lisieux, Teresa Musco, Caterina, Gemma sono come le sante donne del vangelo che stanno vicino alla Croce di Gesù (cf Gv 19, 25-27), mentre gli Apostoli sono fuggiti, insieme a Maria Santissima di cui condividono la nuova maternità estesa da Gesù all’uomo redento. Insieme hanno deciso di raccogliere il Sangue di Gesù per darlo alle anime più bisognose di salvezza, più in pericolo di perdersi. Ed è per la fecondità salvatrice del Sangue di Gesù che diventano madri di queste anime, condividendo la maternità ecclesiale di Maria.

            Infatti, appena Teresa di Lisieux ha preso questa decisione, viene raggiunta dalla parola di Gesù indirizzata a Maria: “Donna, ecco il tuo figlio” (Gv 19, 26). Teresa riceve da Gesù – attraverso le notizie dei giornali – quest’uomo che lei stessa chiama “il mio primo figlio”, l’uomo apparentemente più peccatore, più disperato, Henri Pranzini, un criminale condannato a morte e impenitente. “Volli ad ogni costo impedirgli di cadere nell’inferno”, scrive Teresa nello stesso racconto. Facendo celebrare la Messa e pregando intensamente per lui, la santa esprime con una forza nuova e straordinaria la sua certezza riguardo alla salvezza eterna di Pranzini, anche senza confessione né segno di penitenza, e ne dà il fondamento: “Tanta fiducia avevo nella Misericordia Infinita di Gesù”. Ci sarà tuttavia un piccolo segno, quando Pranzini bacerà il Crocifisso prima di essere decapitato. Teresa ne dà il significato alla fine del suo racconto, ritornando al suo punto di partenza:

Questo segno era l’immagine fedele delle grazie che Gesù mi aveva fatto per attirarmi a pregare per i peccatori. Non era forse davanti alle piaghe di Gesù, vedendo colare il suo sangue Divino che la sete delle anime era entrata nel mio cuore? Volevo dar loro da bere quel sangue immacolato che avrebbe purificato le loro macchie, e le labbra del “mio primo figlio” andarono a incollarsi sulle piaghe sacre!!!… Che risposta ineffabilmente dolce!… Ah! dopo quella grazia unica, il mio desiderio di salvare le anime crebbe ogni giorno; mi sembrava di udire Gesù che mi diceva come alla samaritana: “Dammi da bere!” Era un vero e proprio scambio d’amore; alle anime davo il sangue di Gesù, a Gesù offrivo quelle stesse anime rinfrescate dalla sua rugiada Divina: così mi sembrava di dissetarlo e più gli davo da bere più la sete della mia povera piccola anima aumentava ed era questa sete ardente che mi dava come la più deliziosa bevanda del suo amore[16].

            E’ un’espressione bellissima, teologicamente perfetta, della cooperazione al Mistero della Redenzione, cioè della Co-Redenzione o Mediazione di Maria, della Chiesa e specialmente delle sante nella Chiesa: Dare il sangue di Gesù alle anime e dare a Gesù le stesse anime salvate dal suo Sangue. Si deve sottolineare anche l’espressione tipica di Teresa: Salvare le anime (“sauver les âmes”, cioè tutte) e non solo salvare delle anime (“sauver des âmes”, cioè alcune). In Teresa di Lisieux, e poi in Gemma Galgani come nella nostra Teresa Musco, è impressionante questo desiderio appassionato della salvezza di tutte le anime, che nessuna sia perduta: Tutta l’umanità, tutti gli uomini!

– L’Amore di Gesù e la salvezza di tutti i peccatori

            In queste mistiche della Passione di Gesù, si vede un immenso amore di Gesù Redentore dell’Uomo, Unico Salvatore di tutti gli uomini attraverso la sua Passione, un amore che si estende a tutti, con il desiderio appassionato della loro salvezza, in una partecipazione senza limiti alle sofferenze del Redentore, con una totale fiducia nella sua Misericordia Infinita. C’è una nuova comprensione dell’Amore Misericordioso del Cuore di Gesù verso tutti gli uomini peccatori che ha come principale conseguenza una nuova speranza, illimitata, fino a sperare per tutti,  ma sempre con la coscienza chiara del grande pericolo della morte eterna dell’inferno, ultima conseguenza del peccato. Tutte queste sante hanno sperimentato grandi sofferenze a partire dall’infanzia, ma si tratta della sofferenza trasfigurata dall’Amore di Gesù.

            Così, P. Roschini ci offre la principale chiave interpretativa di tutta la vita di Teresa Musco: 

Fin dai suoi primi passi nella vita, Teresa – come ci fa sapere Ella stessa  – fu “molto attaccata a Gesù” e il suo desiderio fu di “essere crocifissa con Gesù e portare a Lui tante anime” (cfr Diario). Questo, effettivamente, fu il programma di tutta la vita: crocifissa col Crocifisso per l’eterna salvezza delle anime” (p.22).

            Da bambina, Teresa ha imparato dall’Angelo custode questa semplice ed essenziale preghiera: “Gesù, Maria, vi amo, vi dono la mia volontà, e datemi in salvo tutta l’umanità” (p. 25).  E’ quasi identica alla preghiera della Serva di Dio Consolata Betrone: “Gesù, Maria, vi amo, salvate le anime!”. Insieme a Gesù, l’atto d’amore abbraccia la Madonna. Al continuo “Gesù ti amo!” è sempre unito il “Ti amo, o Maria!” (così per esempio nell’ultima poesia di Teresa di Lisieux: Perché ti amo, o Maria!).  

            E’ la stessa profonda spiritualità cristocentrica e mariana insegnata da san Luigi Maria di Montfort a tutti i battezzati e riproposta da san Giovanni Paolo II alla luce del Concilio con il suo Totus Tuus. La Madonna è continuamente presente con Gesù nell’esperienza mistica di Teresa Musco.

            Come Gemma Galgani e Teresa di Lisieux, Teresa Musco è animata dal desiderio infinito dell’Amore di Gesù, desiderio di “superare tutti nell’amore di Gesù” (p. 108). Per queste sante, l’Amore di Gesù è la fonte della vera gioia. Teresa di Lisieux scriveva, in mezzo alle più grandi sofferenze della fine della sua vita: “Gesù, la mia gioia è amare Te” (Poesia 45 Ma mia gioia!, ultimo verso). Nello stesso senso, Teresa Musco scrive nel so Diario: “Il pensiero di amare Gesù e di salvare le anime tramutava in me il dolore in gioia” (p. 110).  Tale Amore di Carità è sempre Dono di Gesù nello Spirito Santo, e può sempre crescere. Lo dice bene Teresa verso la fine del suo Diario (31 gennaio 1976): “Ti amo, o mio Gesù! Dammi amore, forza e volontà per poterti amare sempre di più” (p. 233). 

            E’ un amore reciproco tra lo Sposo e la sposa, che viene espresso in forma di dialogo con Gesù:

Il 10 novembre (1973), mentre Teresa sta pregando nella sua stanzetta, le appare Gesù e l’incoraggia con queste amabili parole: “Teresa, tu amami, e non temere affatto la tua debolezza, perché ti sosterrò Io col mio cuore e col mio amore! tu mi ami ed Io ti amo. Tu sei mia ed Io sono tuo. Cosa vuoi di più?”. A queste incoraggianti espressioni, Teresa, emozionata, si rivolge a Gesù e gli dice: O Gesù, Tu mi parli con tanta ardente bontà. Io mi sento perduta in Te. Gesù, non so spiegare quello che ha provato questa mia misera anima. Gesù, insegnami ad amarti, perché io non so amarti, e non desidero altro che amarti quaggiù, e vivere per amare il mio Gesù, così buono!” (Diario, p. 2265) (p. 215). 

            Ma questa intimità sponsale è paradossalmente la più grande apertura del cuore all’immensità del Cuore di Gesù, cioè al suo Amore Infinito verso tutti gli uomini. Così si esprime Teresa: “Gesù, ti dono cuore, anima, amore e volontà! Salva l’umanità” (p. 215).

            Spesso, nelle sue preghiere, Gemma chiedeva a Gesù la salvezza di tutti i peccatori. Nel giorno della sua professione religiosa, Teresa di Lisieux chiedeva allo Sposo: “che nessuna anima sia dannata oggi” (una preghiera rinnovata ogni giorno). Ma non si può fare in verità una tale preghiera senza accettare la piena partecipazione alla sofferenza del Redentore. Così diceva Teresa di Lisieux pochi istanti prima della sua morte: “Non pensavo che fosse possibile tanto soffrire! Me lo spiego solo a causa del mio desiderio di salvare le anime” (30 settembre 1897). 

            Lo stesso pensiero è chiarissimo in Teresa Musco quando dice a Gesù il 5 dicembre 1975: 

O mio Sposo celeste, io confido in Te. Che altro posso volere se non essere crocifissa? Crocifiggimi, o Gesù, e non risparmiarmi, mio Amore; ma risparmia loro (alle anime) le pene dell’inferno! … Tieni chiusa, Signore, la porta dell’Inferno! Metti, o mio Sposo, la sbarra a quella porta, e lasciala lì (la sbarra) fino a quando nel mondo vi sarà una sola anima; Toglimi tutto!… Lasciami sola!… Tu solo mi basti, o mio Sposo Gesù! amor mio, sento che per l’anima, l’unica Verità sei Tu!  Il mio vero cammino sei Tu! L’unica vita sei Tu! O mio Gesù, fa’ che tutti ti seguano, tutti ti amino! Io non desidero altro che quello che vuoi Tu! (Diario, pp. 2523-2525) (p. 230).

  1. Roschini, che conosceva molto bene santa Gemma, sottolinea la presenza di questa santa nella vita di Teresa, per esempio quando interpreta un passo del suo Diario:

Vede una graziosa fanciulla accanto al suo letto, la quale le dice: “Teresa, tu devi accettare la croce e patire. Gesù vuole così! Prega per la tua famiglia! La croce ti pesa sule spalle, ma tu devi avere forza e coraggio. La Mamma del cielo ti è vicina!”. Quella graziosa fanciulla, molto probabilmente, era S. Gemma Galgani (p. 98).

            In modo ancora più impressionante, Teresa Musco riprende nella sua preghiera a Gesù le espressioni più forti e più audaci di Gemma:

Signor mio Gesù, voglio somigliarti in tutto. Quando le mie labbra si avvicineranno alle tue par baciarti, fammi sentire il fiele tuo! Quando le mie spalle si avvicineranno alle tue, o Amore mio Gesù, i tuoi flagelli. O grande Amore mio, quando la tua carne si avvicinerà alla mia (nell’Eucaristia), fammi sentire la tua dolorosa Passione. O Tesoro mio Gesù, quando la mia testa si avvicinerà alla tua, fami sentire e gustare le tue spine! O ardentissima sorgente dell’anima mia, che mai ti darò io per tanti doni che mi hai fatti? O anima mia benedici Gesù, e non dimenticarti che t’ha fatto tanti doni, e ama quel Dio… che tanto ti ha amato!” (Diario, p. 1962). “Anima mia, anima mia – scriveva alcuni giorni dopo, sempre sullo stesso tono – sai cosa ti dico? Sollevati a Lui, che tanto si è abbassato per te!… O anima mia, non vedi come è vigilante su di te?  O anima mia, mostrati (con Lui) come Egli si mostra con te! Sii pura, ama il tuo Gesù che ti ha sollevata da tanta miseria. Ama il tuo Dio, e benedici il tuo Signore[17].

            Nelle pagine successive del Diario citate da P. Roschini (p. 174-178) si riconoscono ancora diversi testi di santa Gemma (Il Cuore di Gesù, la corona di spine, la flagellazione…) che si potrebbero mettere in parallelo con i testi di Teresa. Non si deve dare nessun giudizio negativo su questo fatto, perché si vede esattamente la stessa cosa negli scritti di san Pio di Pietrelcina. Più volte infatti, alcuni brani di santa Gemma sono letteralmente ricopiati da P. Pio, senza che egli indichi la fonte[18].

– Preghiera e offerta per i Sacerdoti

            Teresa di Lisieux era entrata al Carmelo “per salvare le anime e soprattutto a pregare per i sacerdoti” (Ms A, 69v). Si vede esattamente lo stesso orientamento in Teresa Musco. Al più ampio desiderio di salvare tutte le anime è unita in modo inseparabile la preghiera per la santificazione dei sacerdoti.  Si vede lo stesso grande amore per i sacerdoti, fondato sulla fede nel Sacerdozio e nella sua immensa dignità (cf p. 221-222).

            Così Teresa Musco definisce chiaramente il senso di tutta la sua vita, della sua missione: “Amare Gesù, essere sua sposa, offrire tutto per i peccatori e per la santificazione dei sacerdoti” (p. 83). Offre infatti le sue sofferenze “per tutti i Sacerdoti, per i Vescovi e per il Papa, affinché diventino grandi Santi” (p. 104).

            Questo aspetto essenziale della vita di Teresa è specialmente legato alla profonda crisi del sacerdozio che si manifesterà dopo il Concilio, ma che era già cominciata prima. In questo senso, Gesù le dice nel giorno di Pasqua 1954:

Quando sarai grande e ti troverai di fronte a tanti Sacerdoti, figli a me cari, mi raccomando di dir loro che insistano sempre sulla frequenza dei Sacramenti e sulla recita del Rosario. Sappiano bene che la Chiesa dovrà avere forti e gravi disguidi [disorientamenti?…] provenienti dalle molte riforme che vorranno fare, e che molte anime si perdono per causa loro. E tu dovrai soffrire, soffrire e tacere, per loro che son figli maggiormente a me cari”. Ciò detto scompare (Diario, pp. 1306-1307). (p. 90).

  1. Roschini aggiunge allora un questo breve commento: “Nelle accorate parole rivolte dal Salvatore a Teresa, è difficile non vedere i molti abusi liturgici (i cosiddetti “esperimenti”) verificatisi in seguito alla sapientissima riforma liturgica, già opportunamente promossa dal Concilio Vaticano II” (ibid.).

            Uno degli aspetti più drammatici e distruttivi della crisi per molti sacerdoti dopo il Concilio è stata la crisi della devozione a Maria (insieme alla devozione eucaristica). E’ molto significativo a questo proposito ciò che scrive Teresa nel 1973, al momento più drammatico della crisi, quando il beato  Paolo VI metteva in luce la vera devozione a Maria come la più autentica fedeltà al Concilio. Lì anche il testo del Diario è giustamente presentato ed interpretato da P. Roschini:

 

Il 23 luglio 1973, la Madonna, parlando con la sua diletta figliola Teresa, le faceva questa specie di confidenza, che poi si risolve in un monito di notevole importanza: “Figlia mia Teresa, sappi che molti Sacerdoti, figli miei prediletti e tanto amati da me, dicono che io, Mamma, oscuro la gloria e l’onore di mio Figlio! … Oh, poveri figli miei insensati! .. Quanto sono ciechi!” (p. 210-211).

            Nello stesso anno 1973, il Diario riporta un commoventissimo dialogo di Teresa con Gesù per la salvezza di un sacerdote indegno e sul punto di perdersi per sempre (p. 213-214). La stessa intercessione insistente e piena di fiducia per i più grandi peccatori, apparentemente disperati, si vedeva in Gemma Galgani e Teresa di Lisieux (che offrirà la sua ultima comunione per l’ex-sacerdote carmelitano Giacinto Loyson).  La stessa passione della salvezza di tutte le anime e l’impegno per la santificazione dei sacerdoti si vedono anche in Vera Grita.

            Sono dunque convinto che Teresa Musco è una bellissima stella in questa costellazione delle sante donne mistiche che hanno avuto un ruolo tanto importante nella vita della Chiesa, con la loro forte testimonianza alla Verità del Mistero di Gesù, e adesso con la loro intercessione in Cielo.

 

Roma, 15 dicembre 2017

 

              [1] Pochi mesi della morte di Lucia, avvenuta il 30 giugno 2013, avevo già scritto un breve testo su Teresa che ho potuto consegnare a Lucia stessa in aprile, quando era ricoverata all’ospedale. E’ stato il nostro ultimo incontro. Lucia ha lasciato una lunga testimonianza che è stata pubblicata in forma di libro: LUCIA DE PASCALE: Teresa Musco. Testimonianza dell’autrice (Caserta, 2016, ed ETM, 95 pagine).

              [2] P. GABRIELE MARIA. ROSCHINI: Teresa Musco (1943-1976) “Crocifissa col Crocifisso” (prima edizione nel 1977, terza edizione nel 1985, ed “Terzo Millenio”, 500 pagine). E’ stato pubblicato in forma abbreviata sotto il titolo: Teresa Musco, Mistica del XX secolo (Milano, 2015, ed Ancora, 300 pagine).  Indicheremo le pagine di quest’ultima edizione.

              [3] GIUSEPPE BORRA: Teresa Musco, Martire di amore (Caserta, 1986, ed Terzo Millennio,  450 pagine). .

              [4] ROSCHINI: Teresa Musco. Cf specialmente la Presentazione, all’inizio del libro (p. 17-19) e la lettera riprodotta alla fine (p. 300).

              [5] Cf l’importante libro: Ven. CECILIA EUSEPI: Autobiografia e Diario (Roma, 1991, ed. Postulazione Generale dell’Ordine dei Servi di Maria, 600 pagine).

              [6] Dopo la morte di Gemma nel 1903, P. Germano fu il suo biografo e il primo editore dei suoi testi nel 1909, pochi mesi prima della sua morte. Questo libro di P. Germano ha avuto un enorme impatto ecclesiale, e in modo particolare ha avuto un influsso decisivo su due grandi santi francescani della Passione di Cristo: P. Kolbe e P. Pio. Poi, il processo di beatificazione di Gemma è stato particolarmente difficile e tormentato, prima di arrivare alla beatificazione (1933) e alla canonizzazione (1940).

              [7] E’ dunque ottima la scelta della nuova edizione, di ridurre a un brevissimo riassunto tutto ciò che riguarda i fenomeni straordinari: Capitolo XII. Fenomeni straordinari verificatisi intorno a Teresa Musco (p. 252-257).

              [8] GIUSEPPE BORRA S.D.B: Grita Vera. Notizie biografiche (Caserta, 1984, ed Terzo Millennio, 140 pagine).

              [9] G. BORRA: Grita Vera, p. 9-10.

              [10] Questi scritti di Vera sono pubblicati nel volume intitolato: Portami con te! L’Opera dei Tabernacoli Viventi nei manoscritti originali di Vera Grita (Torino, 2017, ed ELLEDICI, 375 pagine). Il libro è pubblicato con l’imprimatur del vescovo di Savona, una lettera del Rettore Maggiore dei Salesiani, e una lunga introduzione (p 7-112), con il contributo teologico di Don Roberto CARELLI S.D.B e il mio contributo. Sono convinto che si potrebbe fare lo stesso tipo di lavoro per Teresa Musco.

              [11] Questa immagine si trova sulla copertina del libro che contiene il testo di queste meditazioni, sotto il titolo: La Luce di Cristo nel Cuore della Chiesa. Giovanni Paolo II e la teologia dei santi  (Libreria Editrice Vaticana, 2011).

              [12] Cf i miei libri su queste sante:  L’Amore di Gesù. La cristologia di santa Teresa di Gesù Bambino (LEV, 1999);  L’Amore di Gesù Crocifisso Redentore dell’Uomo. Gemma Galgani (LEV, 2004). Tra i numerosi testi che ho scritto su santa Caterina da Siena, il più importante è la lunga meditazione intitolata: Santa Caterina da Siena, Dottore del Corpo e del Sangue di Cristo, impegnata per la Riforma della sua “Dolce Sposa”, Chiesa. E’ la dodicesima meditazione degli esercizi spirituali con Papa Benedetto (La Luce di Cristo nel Cuore della Chiesa, p. 177-200).

            [13] Un’altra figura significativa è la Serva di Dio Maria Domenica Lazzeri (1815-1848), di cui si riprende la Causa di beatificazione. Come Caterina da Siena e Teresa Musco, Maria Domenica (chiamata “la Meneghina”) è morta all’età di  33 anni come Teresa Musco e Caterina da Siena.  Le grazie straordinarie che caratterizzano l’ultimo periodo della sua vita sono le stimmate, l’immobilità, la sua vita senza dormire,  senza mangiare né bere niente, nutrendosi solo dell’Eucaristia. Dalle ferite della corona di spine viene un’abbondanza di sangue che sfigura in modo orrendo il suo volto. Eppure è un’anima santa, semplice, con un’immensa irradiazione spirituali. E’ visitata dai più eminenti rappresentanti del cattolicesimo europeo, dall’Inghilterra, dalla Germania, dalla Francia… La documentazione storica e medica che la riguarda è molto ricca e sicura. Cf il lungo articolo del Prof. Severino Vareschi, nel volume La Meneghina, testimone di Gesù Crocifisso (Trento, 2007), p. 31-107, e il libro di Ludmila Vesely Leonardi: Maria Domenica Lazzeri e i visitatori inglesi (Rovereto, 2007).  Il Servo di Dio Don Divo Barsotto ha scritto un testo magnifico su Maria Domenica Lazzeri  (in Elogio della santità cristiana, collana “La scala di Giacobbe”, Editrice Santi Quaranta, Treviso 1990, 141ss.).  Allo stesso modo, il teologo salesiano Don Luigi Bogliolo dà un parere pienamente positivo al suo riguardo.

              [14] O XII. Si può anche citare come esempio questo “inno al sangue” in una Lettera di Caterina al beato Raimondo: “Annegatevi dunque nel sangue di Cristo crocifisso, e bagnatevi nel sangue, e inebbriatevi del sangue, e saziatevi di sangue, e vestitevi di sangue. E se fuste fatto infedele, ribattezzatevi nel sangue; se el dimonio v’avesse offuscato l’occhio de l’intelletto, lavatevi l’occhio col sangue; se fuste caduto nella ingratitudine de’ doni non cognosciuti, siate grato nel sangue; se fuste pastore vile, senza la verga della giustizia condita con prudenzia e misericordia, traetela del sangue; e con l’occhio dell’intelletto vederla dentro nel sangue, e con la mano dell’amore pigliarla, e con ansietato desiderio stregnarla; e nel caldo del sangue dissolvere la tepidezza; e nel lume del sangue caggia la tenebre: a ciò che siate sposo della verità e pastore vero e governatore delle pecorelle che vi sono messe tra le mani, e amatore de la cella dell’anima e del corpo, quanto v’è possibile nello stato vostro. Se starete nel sangue, el farete; e se no, no. E però vi prego, per amore di Cristo crocifisso, che voi el facciate. E spogliatevi d’ogni creatura, e io sia la primaia; e vestitevi per affetto d’amore di Dio, e d’ogni creatura per Dio: cioè d’amarne assai, e conversarne pochi, se non in quanto si vede adoperare la salute dell’anime. E così farò io, quanto Dio mi darà la grazia; e di nuovo mi voglio vestire di sangue, e spogliarmi ogni vestimento che io avesse avuto per infine a qui. Voglio sangue; e nel sangue satisfo e satisfarò all’anima mia. Ero ingannata quando la cercavo nelle creature, sì che io voglio nel tempo della solitudine acompagnarmi nel sangue; e così trovarò el sangue e le creature; e berò l’affetto e l’amore loro nel sangue. E così nel tempo della guerra gustarò la pace, e nell’amaritudine la dolcezza; e nell’essere privata delle creature e della tenerezza del padre, trovarò el Creatore e il sommo ed etterno Padre. Bagnatevi nel sangue e godete, che io godo per odio santo di me medesima” (L 102).

            [15] Ms  A, 45v. Cf la recente edizione della Storia di un’anima, che contiene i tre Manoscritti Autobiografici (Ms A, B e C) e le due preghiere essenziali di Teresa nel giorno della Professione e l’Offerta all’Amore Misericordioso (TERESA DI GESU’ BAMBINO: Storia di un’anima, Roma, 2015, ed OCD, con prefazione di Benedetto XVI e presentazione di F.M. Léthel).

               [16] Ms A, 46v.  La salvezza di Pranzini è per Teresa la prima e fondamentale esperienza di maternità spirituale. La Santa ne rivela la dimensione mariana nell’operetta teatrale La fuga in Egitto (RP 6, quasi contemporanea del Manoscritto A). A Susanna, la madre del piccolo Dimas, futuro buon ladrone del Vangelo, appena guarito dalla lebbra per la potenza divina di Gesù Bambino, Maria dice queste parole, che corrispondono esattamente al racconto di Pranzini (la fiducia assoluta di un cuore di madre per la salvezza del figlio criminale per opera del Sangue di Gesù):  “Certo, coloro che voi amate offenderanno il Dio che li ha colmati di ogni bene. Tuttavia, abbiate fiducia nella Misericordia Infinita del Buon Dio; è così grande da cancellare i più grandi crimini quando trova un cuore di madre che pone in essa tutta la sua fiducia. Gesù non desidera la morte del peccatore, ma che si converta e viva in eterno. Questo Bambino, che senza sforzo ha guarito vostro figlio dalla lebbra, lo guarirà un giorno da una lebbra ben più pericolosa. Allora un semplice bagno non basterà più; occorrerà che Dimas sia lavato nel Sangue del Redentore. Gesù morirà per dare la vita a Dimas ed egli entrerà nel Regno Celeste nello stesso giorno del Figlio di Dio” (RP 6,10r°).  

 

            [17] Diario, p. 1962, citato in Roschini, p. 173-174. Ecco il testo quasi identico di Gemma: “Signore mio Gesù, quando le mie labbra si avvicineranno alle tue per baciarti, fammi sentire il tuo fiele. Quando le mie spalle si appoggeranno alle tue, fammi sentire i tuoi flagelli. Quando la carne tua si comunicherà alla mia, fammi sentire la tua Passione. Quando la mia testa si avvicinerà alla tua, fammi sentire le tue spine. Quando il mio costato si accosterà al tuo, fammi sentire la lancia. Oh! che mai ti darò io per tanti doni che mi hai fatto, di avermi amata e sollevata?… E tu, che non ti dovresti aspettar da me vile creatura?… Io ti do tutto quello che tu mi hai dato. Anima mia, benedici Gesù!… Non ti dimenticar mai i tanti doni che ti ha fatto. Vedi, anima mia: ad ogni mo­mento, ad ogni istante, io vado considerando te, e ti trovo e ti vedo in tanti beni, in tante dolcezze, eppur ti trovo  sempre… Ama quel Dio che tanto ti ama; sollevati a lui che tanto si è abbassato per te. Non vedi com’è vigilante?… E tu. o anima mia, mostrati com’egli si mostra con te; sii monda… sii pura… Ama il tuo Gesù, che ti ha sollevata da tanta miseria… Ama il tuo Dio… Benedici il tuo Signore” (Estasi, n. 100, in F.M. Léthel, Gemma Galgani, p. 130). Sicuramente Teresa aveva letto questo di Gemma e lo aveva fatto a tal punto suo che non pensava a citare il nome di Gemma.

              [18] Questo fatto è stato studiato in modo sistematico da Luca Lucchini nel suo libro: Nella Comunione dei Santi. Santa Gemma Galgani, San Pio da Pietrelcina (Libreria Editrice Vaticana, 2005).