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Fondazione Teresa Musco per il trionfo
del Cuore Immacolato e Addolorato di Maria – ETS

Testimonianza di Padre Franco Amico Fratello Spirituale di Teresa Musco

Il primo incontro è avvenuto nel 1968, a Castelvolturno in una giornata meravigliosa durante la festa del Sacro Cuore di Gesù.

In quei giorni, in Chiesa, veniva tanta gente a confessarsi, io ero Parroco alla Chiesa di Castelvolturno e un giorno, tra le tante persone che venivano al confessionale, venne anche una ragazza che io però non vidi nell’aspetto stando dietro la grata. Lei si confessò e, questa donna sconosciuta, mi raccontò di vivere dei fenomeni particolari e mi chiese se conoscessi un Sacerdote di nome Franco Amico.

Non rivelai di essere io e inoltre dissi che se questi fenomeni venivano dal Signore sarebbero andati avanti e la Madonna avrebbe provveduto a farle incontrare questo Sacerdote; io ho studiato all’Università Urbaniana e il Prof. Garofalo diceva sempre “ quando qualcuno vi racconta di fatti straordinari, tagliate corto”.

Al momento della Comunione, osservando le persone individuai anche la ragazza che si era confessata prima, in quanto ci si conosceva tutti e lei era l’unica “straniera”, tutto finì lì.

Il secondo incontro avvenne nel 1971, dopo tre anni dal primo ed avvenne così: Un giorno venne a trovarmi il fondatore del Santuario di N.S. di Fatima di San Vittorino Romano, Padre Gino Burresi che era in missione a Caserta, accompagnato da amici di Mons. Roberti.

  1. Gino era un uomo di speciale fede e di carismi e colsi l’occasione per dare una spinta di vita cristiana ai miei parrocchiani quindi chiesi a P. Gino di guidarci nella meditazione della Via Crucis.

Lui in quella occasione mi parlò di una donna di Caserta, un’anima particolare, ma io non pensavo fosse lei.

Premetto che Teresa andava tutti i giorni a Messa dai Salesiani a Caserta e passava davanti al negozio di articoli sacri delle sorelle Gionti, una mattina mi trovai al negozio, dove andavo spesso per acquistare l’occorrente per la Parrocchia e chiesi alle proprietarie se fossero a conoscenza di questa donna dall’animo speciale, loro mi risposero non solo di conoscerla, ma di vederla tutti i giorni di ritorno dalla Messa.

Dissero che era ospite a Via Ricciardi, presso la famiglia del portiere dello stabile la cui moglie zia Antonietta, accudiva Teresa, in una piccola stanza della portineria.

Le signorine mi diedero l’indirizzo e mi dissero solo che si chiamava Teresa, ma non mi dissero il cognome, in quanto sapevano che lei voleva vivere nel nascondimento.

Io andai a quell’indirizzo il martedì dopo la Pasqua del 1971.

Bussai e zia Antonietta uscì chiedendomi chi volessi e io dissi di cercare una signorina di nome Teresa, lei sbirciando dalla finestra mi riconobbe nel sacerdote che quasi sgarbatamente l’aveva trattata in modo severo e così disse a zia Antonietta di non volermi incontrare e le dice di riferire che non era in casa, ma io non mi arresi e resto fuori ad aspettarla.

Dopo un’ora zia Antonietta, impietosita di questo sacerdote che ancora aspetta, mi chiede il nome e lo riferisce a Teresa, quando Teresa sete don Franco Amico chiede alla Mamma Celeste “proprio un sacerdote così burbero dovevi darmi” e la Madonna le dice non ti preoccupare sembra scontroso, ma sarà per te un fratello Franco e Amico”. Teresa mi accoglie e poi dirà ad alcune persone a lei vicine “da quel giorno don Franco è entrato a far parte della mia vita e non ne uscirà più”, infatti la Madonna nel 1952 le aveva rivelato sia il nome del Padre Spirituale don Borra Salesiano e di don Franco Amico suo fratello spirituale.

Solo dopo molto tempo Teresa mi raccontò di avermi subito riconosciuto nel sacerdote che la confessò a Castelvolturno.

Dopo non molto tempo Don Borra, il Padre spirituale di Teresa, mi chiamò e mi disse “vieni, vieni anche tu sei coinvolto nella vita di Teresa Musco”; infatti dalle pagine del diario di Teresa aveva letto che dal 1952 la Mamma Celeste le aveva rivelato il nome dei due Sacerdoti e del compito che avrebbero dovuto svolgere.

Don Borra mi consegnò questo messaggio e io dissi: se il Signore vuole così!

Quale era il mio intento?

Ho sempre usato molta attenzione e il mio intento era quello di vigilare e difendere la veste Sacerdotale che indosso dal 1949, lei diceva di ricevere i messaggi e io dovevo indagare l’onestà, verificare se c’era falsità e se mentiva.

Sono sempre andato con i piedi di piombo e nelle mie testimonianze ho sempre detto che con lei avevo sempre il fucile puntato e non ho mai trovato invenzione.

Molti messaggi venivano dati a Don Borra, il Padre Spirituale che io ho rispettato, dando sempre a lui il primo posto come era giusto che fosse.

Padre quale doveva essere il vostro ruolo vicino a Teresa Musco?

Vigilare su tutto nel rispetto della Verità!

Andavo sempre a riferire tutto al Vescovo Ruberti.

Un giorno Teresa andò a Caiazzo, a casa dei genitori, accompagnata dalla Signora De Stefano per prendere i suoi ricordi e portarli a Caserta, tra queste cose c’era un quadretto di Gesù, insanguinato, in cui si era formata la sagoma di un Cuore.

Io ero a Castelvolturno e quando vidi l’immagine, senza dare molta importanza, notai il Cuore che si era formato; Teresa mi spiegò che quel quadretto era stato un regalo del padre che aveva ritagliato il Volto di Gesù da un calendario.

Nel quadretto era ben visibile il cuore insanguinato, io lo presi, lo misi nella veste e lo portai dal Vescovo che osservò bene l’immagine che se veniva compressa scendeva del sangue, se si toglieva la pressione il sangue rientrava.

Così accadde per il Bambinello, un’altra volta la Madonna di Fatima lacrimò davanti al Vescovo; in quei giorni Sua Eccellenza venne a casa di Teresa, si trattenne un poco e poi andò via. Uscito dal portoncino, tutte le immagini lacrimarono sangue.

Furono fatte tutte le analisi e attraverso Don Borra, il Vescovo chiese un campione di sangue per farlo analizzare direttamente dal presidente dell’Ordine dei Medici.

Il venerdì successivo Don Borra, che nel frattempo era stato trasferito alla Chiesa del Sacro Cuore a Roma, nei pressi della Stazione Termini, venne a Caserta e la domenica del 19 ottobre 1975 celebrò la Santa Messa a casa di Teresa. Lei in quel giorno in estasi, disse “la Madonna dice che quello che il Vescovo vuole mio Figlio Gesù lo farà “.

Dopo la celebrazione Don Borra si diresse nell’altra camera, dove c’erano altre 3/4 persone, sotto il Crocifisso grande nella camera di Teresa fu messa una striscia di carta stagnola e mentre erano nella stanza accanto sentirono uno scroscio, andarono a vedere e il Crocifisso aveva versato tanto sangue da riempire la carta stagnola: Sua Eccellenza il Vescovo era stato accontentato; raccolto il sangue, fu portato al Vescovo e gli esiti dell’analisi corrisposero ai risultati degli esami fatti successivamente dal Dottor Guarino. Infatti nel pomeriggio, di mia iniziativa misi altra carta stagnola sotto il crocifisso, Teresa mi rimproverò, ma io testardo lo feci ugualmente e nel pomeriggio successe di nuovo lo scroscio di sangue.

Erano presenti Lucia, mia nipote, e Franco Guarino, marito di mia nipote (Biologo) che raccolse su un vetrino il campione di sangue e lo analizzò: sangue di gruppo 0 Rh+.

Davanti a questa realtà c’è da impazzire e quello che maggiormente mi addolora è l’incredulità che c’è oggi. C’è tanto bisogno di credere in tutto ciò che è il complesso della nostra fede, ma tutto dipende dalla nostra decisione di aderirvi.

Per questo io sento in modo particolare la mia responsabilità e dico spesso al Signore: attraverso questo povero scemo è passata tanta Grazia, questo mi fa rabbrividire e dico ancora, potevi rivolgerTi ad altri preti, ad altri persone e invece no!

Proprio questa mattina pensavo questo!

Se si legge il diario di Teresa si vede una donna che ama il suo Sposo in modo unico, esagerato, non vede altro che Lui e Lui si è manifestato attraverso quest’anima per il nostro bene e per aumentare la nostra Fede: ma siamo sempre là, crede solo chi vuole credere, infatti il Signore ci ha dato questa libertà di credere o non credere.

Questa mattina mi ero ripromesso di non parlare e non raccontare, ma invece più ne parlo e più mi sento bene!

Padre Franco, dopo due giorni, da questa testimonianza è tornato alla casa del Padre.

Sac. Giovanni Spina

prof Rosa Castaldo